EXPO: Evento imperdibile?

Expo finisce tra 60 giorni…si può non andare?

Dalla terrazza della Germania verso l'albero della vita,
Dalla terrazza della Germania verso l’albero della vita

Per Expo è iniziata la stagione dei bilanci,  non farò l’ennesimo, ci sono altri più bravi di me in questo. Vorrei solo raccontarvi come lo sto vivendo e, se possibile, far passare qualche emozione.

La prima sensazione è quella di trovarsi in un posto che funziona: Le indicazioni sono chiare, si riesce facilmente a stabilire dei propri riferimenti, il sito è ben tenuto e pulito, così come lo sono i bagni, nonostante le decine e decine di migliaia di persone che entrano in Expo tutti i giorni. Scusate sembrano dettagli ma in Italia non sono cose scontate e per una volta avere la sensazione di essere in un paese tipo Germania, ma sapere che invece sei a Milano, non è cosa da poco e a mi ha fatto un gran piacere. la seconda cosa ma più importante, è il clima di festa, di condivisione  che il cibo crea insieme alla presenza di persone che provengono da tutto il mondo che hanno culture, abitudini, colori e comportamenti diversissimi.

Melting pot
Il Melting pot di Expo

Il sito è imponente, la prima volta davvero ti senti un po’ spaesato e hai l’idea che non riuscirai mai a vedere tutto quello che vorresti… ma forse questo è parte del gioco. Partecipano 145 Nazioni e 60 di queste hanno realizzato i propri padiglioni. Fino ad ora ne ho visitato meno di 1/3. Ma non mollo, c’è ancora tempo per vivere ancora un po’ di Expo! Il tema Nutrire il Pianeta è stato declinato in tanti modi diversi dai paesi partecipanti, in alcuni casi in modo originale e appropriato in altri meno. Alcuni padiglioni sono più scientifici e “museali” altri più inclini alla spettacolarizzazione e alla multimedialità entrambi gli approcci hanno effetti differenti che alle volte sono ottimi anche in termini di comprensione del tema da parte del pubblico. Di certo il cibo a Expo non manca e ce n’è per tutti i gusti e tutte le tasche.

Il Decumano una sera di agosto verso le 23
Il Decumano una sera di agosto verso le 23

Come progettista posso dire che siamo di fronte ad una ricchezza di materiali, colori, luci e soluzioni spaziali davvero notevole, unito ad uno sforzo tecnologico altrettanto importante. Da questo punto di vista Expo non  potrà che essere di stimolo al settore del progetto, sia in termini di ispirazioni, sia per le soluzioni adottate o studiate appositamente per questo evento.

Il rivestimento del padiglione italia
Il rivestimento del padiglione Italia

 

 

 

 

 

Le parole del padiglione Coreano
Le parole del padiglione Coreano

Quando ci andrete, provate a toccare la pelle del Padiglione Italia che ti lascia una sensazione di morbidezza davvero rara per essere il rivestimento esterno di un edificio, oppure visitate il padiglione della Corea giocato sul contrasto di colore bianco e nero, con le parole che si staccano dai muri per venirti incontro e poi cadere a terra…mentre non perdetevi un passeggiata sulla rete del Brasile per prendere un po di confidenza con l’esposizione e perché no con il proprio senso dell’equilibrio!

La rete del Brasile
La rete del Brasile

Alla sera vale la pena una visita all’alveare inglese che si raggiunge attraversando un prato, ma con lo sguardo a filo d’erba. Le luci che si accendono in continuazione riproducono il movimento delle api di un alveare vero in Inghilterra dentro il quale è stato posizionato un sensore che trasmette i movimenti al padiglione inglese…davvero poetico.

L'alveare inglese
L’alveare inglese

Un aspetto che mi ha colpito in Expo, riguarda alcuni padiglioni dei paesi aridi, Nazioni dove la lotta per recuperare l’acqua è un problema da sempre e da sempre si cercano soluzioni per garantire l’approvvigionamento di questo elemento fondamentale per la vita e il suo utilizzo parsimonioso, ne cito solo alcuni: Oman, Kuwait, Iran e Israele con i suoi campi verticali.

I campi verticali del padiglione Israeilano
I campi verticali del padiglione Israeliano

qui ho raccontato le sensazioni che più mi hanno colpito, ci tornerò su sicuramente per raccontare ancora, anche di quanto in questo evento conti la comunicazione Social, ma per rispondere alla doppia domanda del titolo, forse si può anche non andare ma l’esperienza è imperdibile.

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Design meets Food

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Con Expo il design continua il suo racconto…

E’ iniziato EXPO e a Milano il design incontra il cibo in una ideale prosecuzione del salone del mobile.

Per iniziativa di Interni, importante rivista del settore dell’Interior Design durante i mesi di maggio e giugno ci saranno eventi legati al cibo, nei più importanti flagship store del design made in Italy.

L’altra sera sono andato ad uno di questi incontri dove due giovani chefs Christian&Manuel di Vercelli, specializzati nella preparazione di risotti, ne hanno 25 nel menù del loro ristorante, hanno raccontato la loro passione per il territorio e per la cucina.

Ascoltare, la loro storia che lega tradizione di famiglia a innovazione con rispetto, conoscenza e consapevolezza per le materie prime, è stato affascinante e come sempre racconta molto delle estetiche e del “Senso” di questo Paese.

gli chefs in azione
gli chef in azione

Una delle cose che più mi ha colpito di quello che hanno detto è stato questo (cito a memoria): “Noi siamo cuochi, gli artisti sono quelle persone che riescono a darci con il loro lavoro un riso così buono”.

Ecco questo atteggiamento, che non era affatto di maniera, è quello giusto: lavorare con passione e orgoglio ma consapevoli che senza l’apporto di altre competenze, storie e passioni non si arriva a risultati eccellenti. In fondo le migliori storie di impresa italiane, nel cibo come nel design o in altri settori hanno questa ricetta alla base del loro successo.

risotto all'onda!
risotto all’onda!

Naturalmente alla fine è arrivato il risotto aromatizzato con polvere di caffè, glassa di birra scura e crema di parmigiano, servito in un barattolo ispirato dai famosi Campbell’s di Andy Warhol… insomma, come ci insegna Bruno Munari il risotto è un progetto di design!

Altro che Campbell's!
Altro che Campbell’s!

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Il “Senso” dell’Italia…

In Latteria

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Capita a Milano, capita a due giorni dall’inizio di EXPO… capita di andare a mangiare in Latteria.

Ero in centro per incontrare una imprenditrice del settore product design e per pranzo siamo andati in uno di questi posti speciali, storici di Milano uno dei pochi rimasti, luoghi dove dal dopoguerra in avanti si preparano piatti popolari a buon mercato oltre che vendere il latte.

Da lì sono passati tutti, intellettuali, artisti, imprenditori, impiegati e operai, uno straordinario social network “analogico” dove sono nate alcune delle idee che hanno fatto grande Milano, la città dove le cose accadono prima.

In questa Latteria, un piccolo locale con una ventina di coperti e l’arredamento originale – oggi si direbbe “vintage” – c’è un pezzo storico di design, prodotto trent’anni fa e realizzato proprio dall’azienda in questione. L’imprenditrice lo sapeva già perché è stato proprio il designer che l’aveva progettato a raccontarle che li c’era quel pezzo. Da li con la proprietaria sono nati racconti su chi ha frequentato e frequenta quel posto, nomi famosi del mondo del progetto che hanno popolato e arricchito di storie quel posto.

Le pareti del locale poi, sono affollate di uccellini multicolori realizzati in vetro di Murano, un omaggio di un famoso architetto che frequenta quel posto al suo papà ornitologo.

Come spesso capita in Italia, per caso, per gioco o per curiosità si scoprono storie, episodi ricchi di emozioni e fantasia che raccontano molto di più di noi, di come siamo, di come funziona il nostro ricchissimo patrimonio estetico e culturale, il nostro “Senso”, che non  mille saggi sul tema.

Tutte storie, episodi che sono una minera d’oro per i social media…ah dimenticavo, si mangia benissimo!

 

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